V.ogliamo E.ssere L.uogo A.perto


Il progetto V.E.L.A. si occupa di benessere in un ottica di promozione della salute, ponendo l’attenzione alle malattie sex trasmissibili e ai comportamenti di uso/abuso di sostanze.

La metodologia di lavoro utilizzata al progetto V.E.L.A. consiste nella costruzione di esperienze e percorsi specifici (moduli formativo/informativi) utilizzando tecniche di formazione attiva che passano attraverso la relazione gruppale per consentire una sperimentazione positiva di sé.

Soggetti pubblici e privati coinvolti nella realizzazione del progetto: Comune di Genova Servizi alla Persona Area Servizi Sociali, Consorzio Sociale Agorà.

Area territoriale interessata: Comune di Genova con particolare attenzione al centro storico, con apertura ad altri quartieri cittadini su domande specifiche.

Mission: Avviare processi di cambiamento, orientati al benessere,rispetto ad esigenze espresse dai giovani, con specifica attenzione ai comportamenti a rischio.

Modello d'approccio: Partendo da un concetto di "normalità" e ragionando su contesti di "normalità", arrivare ad affrontare i comportamenti a rischio.

Target: ragazzi/e da i 15 ai 25 anni (per accompagnamento individuale educativo si parte da 17 anni)

Analisi del contesto:Lo sviluppo di questo progetto deriva direttamente dalla necessità di confrontarsi con la complessità della fascia adolescenziale che quotidianamente interpella gli operatori a ricercare percorsi più adeguati al lavoro con questa fascia d’età. L'osservazione e il lavoro fatto con adolescenti all'interno dei progetti realizzati, uniti alla conoscenza delle caratteristiche adolescenziali, ha permesso di constatare che i giovani non possono ammettere che il rischio li può riguardare, non si sentono implicati neppure dall'Aids. Il periodo adolescenziale è caratterizzato da profondi cambiamenti sociali, con nuovi compiti e richieste dell'ambiente esterno; occorre quindi considerare il ruolo delle amicizie e della famiglia: l' 'adolescenza è forse la fase in cui l'influenza dei pari e il contatto con il gruppo assume maggiore importanza. In diverse ricerche si è evidenziato come l'influenza dei pari sia collegata alla attuazione di comportamenti a rischio, come l'uso di droghe, il consumo di alcolici, il comportamento sessuale e il fumo.

L'approccio all'adolescente da noi scelto offre la possibilità di costruire dei progetti di prevenzione orientati non tanto alla trasmissione delle informazioni ma focalizzati piuttosto sullo sviluppo di competenze legate alle scelte e all'acquisizione di una maggiore consapevolezza di sé, dei propri limiti e delle proprie risorse.

Obiettivi del progetto:

Educazione alla salute: coinvolgere in percorsi di riflessione sul senso del benessere e dello stare bene. (attenzione al rischio legato consumo-abuso di sostanze psicotrope;Attenzione ai temi HIV/AIDS e Malattie a Trasmissione Sessuale. )
Individuazione e utilizzo di mediatori sociali (adulti di riferimento) e opinion-leaders.
Instaurare relazioni significative con i ragazzi per favorire percorsi di self-empowerment (sostenere comportamenti autoprotettivi; favorire consapevolezza del "rischio" insito in alcuni comportamenti.)

Costruire un luogo flessibile, stimolante, dove progettare e realizzare esperienze.

Valutazione delle attività e Patrimonializzazione della conoscenza.

Operatori: gli operatori coinvolti nella progettazione, realizzazione e verifica dei molteplici interventi, sono i seguenti.

Comune di Genova: Responsabile progetto + Mediatori culturali.( Coop. SABA)

Consorzio Sociale Agorà: Coordinatore + Educatori professionali.

A richiesta Sert ambito “centro-levante” ASL 3 "Genovese" (su interventi specifici: Psicologa; A.S. e Medico Infettivologo.)

Progettovela2003
Un progetto che si sperimenta ed è in evoluzione.

Le aree di lavoro e le novità.

Area della Promozione e Informazione.
In quest'area sono ricompresse tutta una serie di interventi attuati a livello cittadino che necessitano di una messa a sistema e di una maggiore visibilità. Le campagne informative (Salvalapelle e redribbon 1 dicembre) che vengono promosse a livello cittadino, attraverso il lavoro del Coord. Genovese HIV , anche se si concentrano in alcuni grossi eventi annuali, si basano su un lavoro che prosegue per tutto l'arco dell'anno.

Area di intervento con gruppi di adolescenti e giovani.
Si intende proseguire l'intervento fino ad oggi sperimentato, Il progetto si è rivolto principalmente al territorio del centro storico cittadino, con interventi in altri quartieri cittadini su domande specifiche ma non in modo organico e strutturato. Si tratta pertanto di aprirsi al territorio genovese nel suo complesso determinando insieme ai servizi territoriali (in particolare con i distretti sociali) priorità e zone che necessitano di interventi mirati. Le modalità di intervento restano le stesse nei contenuti e nella operatività in quanto, proprio nel percorso di valutazione esterna che ci ha verificato risultano essere il punto di forza su cui poggia il progetto.

Area di intervento di accompagnamento educativo individualizzato.
Gli interventi di accompagnamento educativo individualizzato saranno rivolti a giovani 17-25 anni, per creare e offrire di uno spazio di socializzazione al di fuori del circuito della “sostanza”. Sostenere un cambiamento di stile di vita attraverso atteggiamenti educativi e propositivi rivolgendosi a consumatori di nuove droghe o sostanze leggere, il cui uso maschera disagio legato alle difficoltà della crescita e alla costruzione di una  identità personale e sociale. Lavorare sull'autonomia e la responsabilità della singola persona attraverso attività a lei più congeniali costruendo un intervento che tiene conto di una serie di obiettivi  decisi con il giovane, che può diventare protagonista del proprio percorso di crescita.

Adolescenza e Rischio
Per una comprensione dei comportamenti a rischio negli adolescenti è necessario leggere questo fenomeno alla luce dei cambiamenti cognitivi, emotivi, psicologici e sociali vissuti nell'adolescenza. Il periodo adolescenziale è caratterizzato da profondi cambiamenti sociali, con nuovi compiti e richieste dell'ambiente esterno; occorre quindi considerare il ruolo delle amicizie e della famiglia: l'adolescenza è forse la fase in cui l'influenza dei pari e il contatto con il gruppo assume maggiore importanza; nel gruppo il ragazzo definisce ulteriormente la propria identità, trova soddisfazioni ai propri bisogni di accettazione e riconoscimento.
L'accresciuto
valore del gruppo come punto di riferimento comporta una diminuzione dell'importanza della famiglia; pur rimanendo gli adulti una importante fonte di supporto, resta comunque innegabile il forte rapporto che lega l'adolescente ai pari. Spesso il gruppo si caratterizza per la condivisione della passione per le emozioni forti e per le trasgressioni e in questo modo la naturale tendenza all'esplorazione e alla conoscenza si può trasformare in situazioni di pericolo personale, tenendo conto anche dell'illusione di invulnerabilità di questa fase.

Del resto anche il sistema culturale e sociale sembra dare al concetto di rischio significati diversi che in passato. Se un tempo al concetto di rischio erano collegate valutazioni negative ed era visto come un "disvalore", oggi si sta imponendo un modello di derivazione anglosassone che considera il rischio positivamente.
Saper rischiare è una condizione necessaria per ottenere il successo ed è un punto di forza assumersi dei rischi nelle decisioni che possono influenzare la propria vita. Nella pubblicazione "Giovani verso il duemila", quarto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia (1996), la diversa percezione del rischio segnala lo spostamento di prospettiva da un orientamento verso traguardi di sicurezza ad obiettivi nei quali trova spazio il mettersi in gioco e il non accontentarsi ; molti giovani sembrano essere consapevoli che il saper rischiare faccia parte delle abilità che la società attuale richiede a chi vuole farsi strada nella vita. Sempre nel rapporto IARD 1996 la valutazione del rischio percepito dai giovani raggiunti dalla ricerca esprime con preoccupante ricorrenza alcuni comportamenti che possono essere lesivi della loro sicurezza e della loro salute . In particolare la guida spericolata caratterizza l'esperienza di più di un terzo del campione, la guida in stato di ebbrezza tocca un giovane ogni sette e un quinto dei giovani contattati ammette esplicitamente di avere avuto rapporti sessuali a rischio (le incidenze nei maschi tra i 18 e i 24 anni sono notevolmente superiori).

Un'analisi dei dati mostra come gli indici più elevati di rischio appartengono costantemente ai maschi (doppio rispetto alle femmine nella guida imprudente, nella vicinanza alle droghe e nel gioco, triplo nello sport), sembra convalidare l'ipotesi che vi sia una significativa relazione tra la valutazione positiva della capacità di accettare dei rischi come mezzo di successo e la percezione di affrontare, volontariamente e frequentemente, pericoli o situazioni che possono compromettere la salute o la sicurezza della persona. Un secondo assunto che, sempre secondo il rapporto IARD, sembra essere condiviso dai giovani è che ogni comportamento per essere desiderato deve essere revocabile o, almeno deve garantire una buona possibilità di ritornare alle condizioni di partenza.

La prospettiva della reversibilità e quella del rischio si intersecano in modo complesso dando origine a un approccio alla realtà molto particolare nella popolazione giovanile. La definizione, dunque, dell'assunzione di rischio sottolinea la complessità degli elementi coinvolti; il rischio ha una componente di incertezza, per i risultati che possono derivare dall'azione, nonché la possibilità che alcuni di essi siano negativi per le persone, comportando delle perdite. Per capire perché un ragazzo si mette in pericolo dobbiamo allora entrare nel suo modo di vedere la realtà e la vita, conoscere se e quali perdite prevede di realizzare attuando un comportamento rischioso e capire come valuta l'incertezza implicata nella situazione.

L'approccio all'adolescente da noi scelto offre la possibilità di costruire dei progetti di prevenzione orientati non tanto alla trasmissione delle informazioni ma focalizzati piuttosto sullo sviluppo di competenze legate alle scelte e all'acquisizione di una maggiore consapevolezza da parte degli adolescenti di sé, dei propri limiti e delle proprie risorse.
Si vuole abbandonare un approccio difensivo per proporre, inventare e sperimentare nuovi modi di comunicazione e relazione tra le persone, quindi passando
da un'ottica di prevenzione (che equivocabilmente richiama immagini di contenimento e controllo sociale) ad una strategia di promozione (sostenere, sollecitare, animare le risorse,incrementare il protagonismo, l'emancipazione delle diverse soggettività).


torna su prima pagina pagina precedente


by Giuse