Il linguaggio dell'inconscio
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Quando vediamo un'immagine proiettata su uno schermo, guardiamo e reagiamo all'immagine invece di esaminare la pellicola che scorre all'interno del proiettore, fonte reale dell'immagine. Quando un individuo (il proiettore) proietta su un altro una sua qualità inconscia, reagisce alla proiezione come se appartenesse all'altro e non guarda all'interno della propria psiche (la pellicola). L'impatto scatenerà una forte emozione perchè in realtà è il suo Sè inconscio che si trova di fronte. Il meccanismo più importante che ci permette di vedere all'interno della nostra psiche è quello della proiezione.
Le qualità in ombra di noi stessi, non riconosciute e quindi nascoste perchè scomodamente in contrasto con i nostri genitori, le dottrine religiose, il nostro modello sociale ed i nostri valori, ci tormenteranno nel loro impulso ad esprimersi e sembreranno volersi confrontare con noi all'esterno. Proiettando possiamo continuare ad incolpare gli altri delle nostre sofferenze invece di riconoscere che la psiche contiene sia l'ombra che la luce e che la nostra realtà è quella che noi stessi abbiamo creato.
Il modo primario di espressione dell'inconscio è il simbolo ed esso evoca in noi una risposta a livello inconscio, perchè mette insieme associazioni che non sono connesse logicamente, fondendole. Vi sono simboli archetipi facilmente identificabili, come la bandiera o il crocifisso, riconosciuti come tali perchè primordiali e comuni a tutti gli uomini a seconda della loro cultura, i miti greci, celti, gli dei..., ma ci sono attorni a noi archetipi che non identifichiamo così rapidamente perchè semplici espressioni di modelli di energia che formano la vita stessa, capaci di comunicare con noi attraverso simboli di tale portata che l'Io conscio si ritrae intimorito.
Non solo nella mitologia greca, ma in ogni civiltà per lungo tempo gli astri furono ritenuti dei: Marte, Mercurio, Giove, Venere, Saturno, Sole e Luna vennero inizialmente visti come forze divine che agivano ed influenzavano direttamente sia la terra che gli uomini. Successivamente a questa prima posizione passiva s'iniziarono ad osservare i fenomeni in cui si manifestava la vita nel cosmo cercando di scoprire se potessero esistere rapporti tra il divenire dell'esistenza ed i moti celesti.
Questa visione olistica dell'uomo attinge ad una concezione archetipica che si ritrova in tutti i tempi ed in tutte le culture, esprime quel bisogno che l'uomo ha avuto da sempre di sentire la propria esistenza come ordinata ed assicurata in un Universo non separato da lui, in cui la vita si fonda sull'equilibrio e l'integrazione degli opposti: polo positivo e negativo, maschile e femminile, Yin e Yang, ombra e luce.
L'atteggiamento che non attinge ad alcun procedimento intenzionale, tipico di quel procedere inconscio che precorre ad ogni conoscenza ed i cui fattori psichici inconsci hanno la caratteristica di essere inizialmente avvertibili e riconoscibili si chiama dunque proiezione: nell'uomo la realtà psichica si proietta come su di uno schermo nel mondo esterno ed in tale modo gli oggetti esterni ed anche gli astri posseggono potenza e senso venendo ad essere dotati di anima.
La Carta natale rappresenta il nostro modello di crescita individuale e la totalità dei simboli in essa contenuti individuano gli archetipi cui appendere le proiezioni dei quali dobbiamo diventare consci per fare l'esperienza necessaria alla crescita personale ed alla conoscenza di sè. In questi termini la comprensione del modello di crescita diventa un mezzo per accrescere la capacità di rapporto e comunicazione.
Riconoscere il lato oscuro della propria personalità significa dunque accettare sè stesso e comprendere la legge spirituale del Karma, parola sanscrita che significa azione e reazione come legge di causa ed effetto che definisce il nostro programma di evoluzione.
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Data ultima modifica 1 Settembre 2004
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